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Neofascisti una storia taciuta
Nel Dopoguerra Capi della decima Mas reclutati per addestrare reparti israeliani La nascita del Msi fu favorita dai servizi segreti americani
da repubblica.it - da repubblica.it - 13/11/2006
Esce oggi dal Mulino un documentato libro sul neofascismo in Italia a
cura dello storico Giuseppe Parlato. Un volume ricco sul piano della
ricerca (materiali anche inediti, tratti dagli archivi americani e dagli
archivi privati dei protagonisti, oltre che carte riservate del ministero
degli Interni), ma che non mancherà di suscitare discussione sia per
alcune interpretazioni, sia per l´intonazione complessiva, che pare
ispirata da un sostanziale superamento della bussola antifascista.
Fascisti senza Mussolini - questo il titolo, con il sottotitolo: Le
origini del neofascismo in Italia 1943-1948 - esce a ridosso del
sessantesimo anniversario del Movimento Sociale Italiano, fondato a Roma
il 26 dicembre del 1946. Parlato ne rovescia la tradizionale lettura d´un
partito meramente nostalgico, lumeggiando i rapporti con gli Usa in
funzione anticomunista. Un´estesa trama di contatti - quelli tra
neofascisti e amministrazione americana - che risale a prima della fine
della guerra, grazie al lavoro di tessitura di alcuni fascisti clandestini
al Sud, oltre che di Borghese e Romualdi, con ambienti dei servizi segreti
statunitensi. Non mancano pagine sorprendenti, specie sul reclutamento
nell´immediato dopoguerra degli uomini della Decima Mas (tra le più
zelanti nel difendere il Führer dell´Olocausto) come addestratori dei
reparti d´assalto israeliani. L´autore di Fascisti senza Mussolini è un
allievo di Renzo De Felice, insegna Storia contemporanea alla Libera
Università San Pio V di Roma, presso la quale ricopre la carica di
Rettore. È anche vicepresidente della Fondazione Ugo Spirito.
Professor Parlato, lei riconduce le origini del Movimento Sociale al
fascismo clandestino operante tra il 1943 e il 1945 nel Sud dell´Italia
liberata. «Sì, da lì discendono una serie di legami che consentono di
leggere la nascita del Msi in modo totalmente diverso: non un movimento di
reduci, ma una forza atlantica e nazionale nel quadro della Guerra fredda.
Tra i personaggi-chiave della tessitura segreta negli anni della guerra
spicca il principe Valerio Pignatelli della Cerchiara, un irrequieto e
romantico personaggio mandato nel Sud per organizzare i gruppi fascisti.
Le carte che ho consultato nei Nara, i National Archives and Records
Administration, mostrano i contatti del nobile calabrese, che di fatto era
il capo del fascismo clandestino, e soprattutto della sua influente moglie
con ambienti dell´Oss, che facevano capo ad Angleton». Quali episodi
le paiono rivelatori? «Nell´aprile del 1944 la principessa Pignatelli
- che aveva collaborato con il marito nella creazione di una vasta rete
clandestina tra Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - attraversò l´Italia
scortata da agenti dell´Oss. Ora appare sconcertante che in piena guerra
la moglie di uno dei capi riconosciuti del fascismo clandestino
meridionale potesse tranquillamente varcare le linee, attesa dai tedeschi
e poi da Mussolini, e più tardi tornarsene a Napoli con l´appoggio
logistico e morale dell´Oss». C´è anche il particolare del figlio.
«A Roma nello stesso periodo operava Emanuele De Seta, figlio della
principessa e collaboratore di Peter Tompkins, agente segreto americano in
Italia. In seguito Valerio Pignatelli si sarebbe guardato bene dal parlare
del coinvolgimento dei servizi. E in campo neofascista questa ipotesi
della collaborazione con il nemico storico è sempre stata rigettata con
veemenza». Anche Valerio Junio Borghese, capo della Decima Mas, andava
tessendo rapporti con i servizi statunitensi. «Sì, in quel caso il
tramite fu l´ammiraglio Agostino Calosi, responsabile dell´Ufficio
Informazioni della Regia Marina del Sud. L´attenzione degli americani per
la Decima Mas fu notevole. Basti pensare che il 26 aprile del 1945
Borghese riuscì a rifugiarsi a casa di amici, per poi essere messo in
salvo dallo stesso Angleton, che andò a prenderselo a Milano. I documenti
americani non dicono quando esattamente cominciarono i primi contatti
sotterranei, probabilmente alla fine del 1944. È evidente che anticiparono
d´un paio d´anni la guerra fredda». Meno conosciuto, in questa trama
segreta, è il ruolo di Pino Romualdi. «Sin dall´autunno del 1944
Romualdi, che era vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano, entrò
in contatto con l´Oss attraverso il suo segretario, l´ingegner Nadotti. Fu
grazie a queste relazioni che il 27 aprile del 1945 riuscì a scampare alla
fucilazione. Ma non furono contatti finalizzati alla salvezza personale.
Sia Romualdi, sia Borghese e i fascisti clandestini di Pignatelli si
ponevano il problema del "dopo", creando le basi del futuro Movimento
Sociale». Ma gli americani se ne fidavano? «Quando nel 1946 Nino
Buttazzoni, altro capo riconosciuto della Decima Mas, tenta di
sottolineare presso gli Alleati la potenzialità anticomunista dei
neofascisti, l´agente informatore che redige il rapporto si mostra
disponibile al progetto. Però attenzione alle semplificazioni. I servizi
americani non erano omogenei. In molte note informative la destra
neofascista è vista con timore e perplessità. Se ci furono aperture e
spiragli, fu per la paura del pericolo comunista: questo era molto
avvertito negli ambienti vicini ad Angleton». Lei scrive che il
reclutamento dei neofascisti iniziò prestissimo, all´indomani della
Liberazione: sia da parte della Dc che del Pci. «Il proselitismo
cominciò nei campi di concentramento, circa centodieci, dove furono
rinchiusi i fascisti. A Terni, al principio del 1946, durante la visita
del vescovo agli internati, si fece capire ai fascisti che, se avessero
voluto uscire presto, l´iscrizione alla Dc non sarebbe stata inopportuna».
Anche la Chiesa, lei documenta, ebbe un ruolo nell´ordito di rapporti
che darà poi origine al Msi. «Molti fascisti latitanti, tra cui reduci
di Salò, trovarono riparo presso il Seminario maggiore al Laterano, lo
stesso che durante l´occupazione tedesca aveva ospitato De Gasperi, Nenni
e Saragat. Figure come quelle di Giorgio Pini e Giorgio Almirante ebbero
lavoro presso istituzioni ecclesiastiche. Roma si presentava come "una
mammona sensibile e accogliente", così la raccontano i testimoni». Lei
insiste anche sulla campagna di reclutamento ad opera del Pci. «Ha
raccontato Sandro Curzi che nel campo di reclusione di Coltano ci andava
anche lui, insieme ad altri suoi compagni: la direttiva del partito era
conquistare gli internati alla causa comunista. Già durante la guerra,
alla fine del 1941, dai microfoni di radio Milano Libertà Togliatti s´era
rivolto a chi aveva creduto nel fascismo. Dopo la fine della guerra fu
Pajetta ad aprire per primo la strada al recupero, con una serie di
interventi sull´Unità». Quest´apertura è nota, come l´appello di
Togliatti ai fratelli in camicia nera. Lei però va oltre, sostenendo che
l´idea di Togliatti era quella di travasare nel Pci l´intera classe
dirigente fascista. «Naturalmente è una mia interpretazione, e come
tale può essere discussa. D´altra parte analogo processo era avvenuto sul
piano sindacale: la Cgil ereditò dirigenti e struttura organizzativa del
sindacato fascista. Ma il progetto di Togliatti era ancora più ambizioso:
annettere al partito la spina dorsale dell´amministrazione che aveva
operato sotto il fascismo. L´amnistia e l´affossamento dell´epurazione
vanno visti in questa chiave». Sempre secondo la sua ricostruzione, la
Dc comprese l´operazione. «Intanto Togliatti non si aspettava che i
rapporti tra fascisti e servizi segreti americani fossero così intensi. E
poi i democristiani smontarono il piano di Togliatti, opponendovi subito
una contromossa: intanto la reimmissione nello Stato dei funzionari e
degli impiegati già epurati, successivamente la "non opposizione" alla
costituzione di un unico movimento neofascista, legale, strutturato, e in
grado di partecipare alle elezioni. In questo modo De Gasperi riuscì a
sventare la campagna comunista di conquista dei fascisti». Fu grazie
al referendum del 1946 che Romualdi acquistò un ruolo politico. «Si
trattò in realtà di una beffa, che però gli riuscì. Promise sia ai
monarchici che ai repubblicani la neutralità dei neofascisti in cambio
della promessa dell´amnistia. Va detto che intanto lavorava
sotterraneamente per far arrivare al governo la minaccia d´una possibile
azione eversiva. Infatti i verbali del consiglio dei ministri, prima e
dopo il referendum, ci mostrano tutta la preoccupazione per un possibile
golpe da parte della Corona con l´aiuto della manovalanza fascista».
Un dettaglio non secondario è che Romualdi era latitante, condannato a
morte in contumacia da una straordinaria Corte d´Assise. «Ma non
mancarono incontri segreti con esponenti dei vari partiti, dal Psi alla
Dc, che schierò alcuni dirigenti molto vicini a De Gasperi. Colloqui che
si intensificheranno in vista dell´amnistia. Con il falso nome di Dottor
Rossi, Romualdi andò a parlare con Ivanoe Bonomi nell´appartamento privato
dei nipoti, in piazza della Libertà, a Roma. Probabilmente l´ex capo del
governo non realizzò con chi stesse parlando, ma accettò di porre fine
alla legislazione straordinaria contro i fascisti e di favorire
l´amnistia». Una pagina sorprendente è quella sui rapporti tra Decima
Mas e Israele. «Fu Ada Sereni, nel giugno del 1946, a rivolgersi
all´ammiraglio Calosi perché le indicasse elementi fidati che da un lato
potessero condurre le imbarcazioni dirette in Israele, dall´altro fossero
in grado di addestrare alla guerriglia le formazioni militari degli ebrei
palestinesi presenti in Italia: questo in vista dell´inevitabile scontro
con gli inglesi, decisi ad opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina.
Calosi le indicò uomini della Decima Mas, che furono reclutati a tale
scopo. Due anni più tardi sarà Fiorenzo Capriotti ad accettare l´incarico
di trasferirsi in Israele per addestrare unità specializzate della neonata
marina. Diventerà in brevissimo tempo uno dei più apprezzati consiglieri
militari». Secondo la sua ricostruzione l´attentato all´ambasciata
britannica, nell´ottobre del 1946, fu il risultato della collaborazione
tra fascisti e destra sionista. «Sì, Romualdi confessò che c´era anche
il loro zampino». Professore, posso muoverle un´obiezione? Lei dà una
ricostruzione molto dettagliata del neofascismo, ma un ragazzo che non
sappia cos´è stato il fascismo non coglie minimamente la drammaticità
della dittatura e della Repubblica di Salò. Molti dei personaggi dei quali
lei tratta furono responsabili di violenze o comunque conniventi con un
regime oppressivo e persecutore. L´ideologia nera lascerà poi una traccia
nella storia d´Italia, fino alla stagione delle stragi. «Penso che il
compito d´uno storico sia ricostruire le vicende nella loro fattualità,
soprattutto se di quel periodo è stato scritto finora molto poco. Non
credo che debbano intervenire giudizi di carattere etico. Se entro in
un´ottica morale, se faccio l´errore di avvertire il lettore "guarda, sono
dei criminali", finisco per condizionarlo, anche perché "criminali" si
trovano anche nelle file avversarie. E così che l´ideologia annulla la
ricerca storica». Da un libro sull´eredità del fascismo ci si aspetta
la sottolineatura delle vaste zone d´ombra. Nella sua narrazione si
sorvola sulle vittime dei fascisti, mentre ci si sofferma a lungo sulle
vittime delle violenze partigiane. Anche il fatto che molte figure
compromesse con la dittatura e con Salò rimangano in posti chiave dello
Stato non sembra turbarla più di tanto. Altri storici, a cominciare dalle
ricerche fondamentali di Claudio Pavone, individuano in questa continuità
un grave vulnus per la crescita democratica del paese. «Ma il mio
compito non è scandalizzarmi. Certo, lei mi fa notare che sulla continuità
tra fascismo e postfascismo è uscito un libro importante come quello di
Claudio Pavone, ma con accenti molto diversi dai miei. Considero positivo
che emerga una nuova generazione di storici capace di sottrarsi a
categorie moralistiche». Morali, non moralistiche, professore, non
disgiunte da ricostruzioni storiografiche documentate. «Va bene,
morali. Ma io rimango persuaso che lo storico debba compiere un passo
indietro rispetto all´etica. Solo così può capire la storia del Novecento
italiano. Credo poi che il mio libro scontenterà sostanzialmente un´altra
categoria di lettori, ossia coloro che hanno sempre coltivato un´immagine
reducistica e testimoniale del Msi. Non è un caso che i contatti con i
servizi segreti americani, con gli ambienti ecclesiastici, con i gruppi
monarchici, con settori massonici, ebbene tutta questa tessitura sia
rimasta per sessant´anni sotto una coltre di silenzio. Il mio lavoro
riempie una pagina rimasta fin troppo a lungo bianca».
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