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L’EVOLUZIONE DELLA DESTRA RADICALE IN ITALIA
IL RITORNO DELLO SQUADRISMO
saverio ferrari  -  redazione ossDem  -  13/09/2007










Nel corso degli ultimi due anni si è assistito in Italia ad un crescendo di aggressioni violente di marca neofascista soprattutto ai danni di giovani dell’area dei centri sociali, ma anche di militanti di sinistra, omosessuali ed extracomunitari. Le cifre parlano chiaro: nel solo 2006, secondo un seppur parziale monitoraggio basato sulla consultazione di quotidiani nazionali e locali, si sono rilevati ben 97 episodi, 36 in più del 2005, di cui 59 aventi come obbiettivo persone fisiche. In questo ambito l’assassinio, il 27 agosto a Focene, lo scorso anno, di Renato Biagetti, un giovane del centro sociale Acrobax di Roma, affrontato da due neofascisti e accoltellato all’alba, all’uscita da una festa.

Il 2007 si è invece aperto con una bomba alla sezione del Pdci di Taranto la notte stessa di Capodanno. L’utilizzo di esplosivi si è poi ripetuto in altre occasioni. Particolarmente grave in questo senso la devastazione ai primi di marzo di un’ala del centro sociale Ask 191 a Palermo, siglata all’esterno con diverse croci celtiche sul cancello.

Numerosi i danneggiamenti anche alle sedi di partito, ma soprattutto moltissimi i vandalismi che hanno colpito, in ogni parte del Paese, cippi, targhe e monumenti dedicati alla Resistenza, spesso sfregiati o imbrattati. Caso limite Milano, dove è stata letteralmente abbattuta una statua al parco di Trenno inaugurata 40 anni fa dal sindaco Aldo Aniasi. Da segnalare, tra un fatto e l’altro, anche la profanazione di un ex cimitero ebraico nei pressi di Arezzo alla vigilia del giorno della Memoria. Le vicende più gravi invece a Lucca, il 24 febbraio, con l’accoltellamento di un ragazzo; il ferimento, il 10 giugno a Melzo vicino a Milano, di un giovane impegnato nel volontariato raggiunto al volto e all’addome da una lama, subito arrestato un naziskin; la spedizione squadrista a Villa Ada, a Roma il 28 giugno, dove una cinquantina di fascisti al grido di “Duce-Duce”, al termine di un concerto, armati di spranghe e con il volto coperto hanno aggredito la folla. Due i feriti, di cui uno raggiunto da due coltellate alla schiena all’altezza dei polmoni. Roma, in questa escalation, si è conquistata la palma di città più colpita. Seguono l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto e la Toscana. Ma in quasi tutte le regioni d’Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, continuano ad accadere fatti preoccupanti caratterizzati dall’uso sempre più frequente del coltello.


NEONAZISTI

A monte di questa recrudescenza, come quadro generale, certamente il passaggio verso società sempre più multiculturali e multietniche. Un’epoca in cui riemergono, come fantasmi dal passato, odi e pregiudizi verso minoranze, diversi e immigrati. In tutto il Continente, nei paesi dell’est come nell’Europa centrale, assistiamo, come denunciato lo scorso 6 giugno dall’organizzazione statunitense “Human rights first”, a un preoccupante rilancio del razzismo in tutte le sue varianti. L’Italia non ne è estranea. Nelle regioni settentrionali, in particolare, a favorire un clima di intolleranza, è la demonizzazione sistematica dell’immigrazione extracomunitaria a opera della Lega Nord.

Così anche nel nostro Paese le organizzazioni neofasciste ritrovano un proprio spazio, accentuando i caratteri aggressivi ed evolvendo nella direzione di un’identità sempre più neonazista. Ne fanno fede i ripetuti riferimenti a figure un tempo interne al Terzo Reich e le esposizioni di simboli, come gli stemmi di alcune divisioni delle Waffen-Ss, assunte ormai come tratto distintivo. Numerosi i convegni per esaltare personaggi del passato e l’allestimento di cortei i cui partecipanti sfilano ormai inquadrati militarmente, con tanto di croci celtiche e fasci littori. Si osservino i filmati e le fotografie veicolati dagli stessi siti di appartenenza. Fatti allarmanti, non più folcloristici. I rigurgiti squadristici e violenti hanno origine in questo ambito.


L’ANOMALIA ITALIANA

L’Italia subisce anche le conseguenze di scelte che hanno permesso il ritorno alla vita politica nazionale del neofascismo organizzato. In primo luogo lo sdoganamento operato dalla Casa delle libertà con alleanze e patti elettorali, nelle ultime elezioni politiche come in moltissimi comuni, tra gli altri Milano e Roma, con tutte le formazioni della destra radicale, dalla Fiamma tricolore a Forza nuova. Lo schieramento di centro-destra ha deciso di battere questa strada non unicamente per piccoli calcoli elettorali. La somma dei consensi all’estrema destra non va infatti oltre la soglia dell’1%. Le ragioni sono più profonde e si legano al disegno di incrinare nel senso comune la cultura antifascista fondante la Costituzione italiana. Un tentativo di rivincita di quell’“altra Italia”, da sempre insofferente alla democrazia parlamentare, qualunquista e ostile a ogni riferimento alla lotta di Liberazione. Una realtà un tempo mediata dalla Democrazia cristiana, oggi pienamente rappresentata e in sintonia con i leader del Polo. Da loro, anzi, alimentata. Da qui una rimessa in circolo anche dell’estrema destra, da reclutare nell’ambito di sempre nuove “crociate anticomuniste”.

A favorire questo processo la nuova ondata revisionistica, si pensi all’impatto mediatico dei libri di Giamapolo Pansa, tesa a delegittimare la Resistenza, ma anche a rileggere gli anni Settanta, sminuendo o cancellando dallo scenario l’eversione nera. Una sorta di generale rivalutazione, equiparando, da un lato, fascisti e partigiani (qualcuno nella scorsa legislatura presentò anche un disegno di legge in tal senso), ma, dall’altro, riscrivendo la storia di questo dopoguerra, “strategia della tensione” compresa.

Un complesso di fattori, anche se è la specificità della destra italiana che va colta. Una destra che ha abbattuto al proprio interno ogni discrimine antifascista e antirazzista. Una destra schierata elettoralmente da Pier Ferdinando Casini al Veneto fronte skinheads (!). Se si vuole, assai poco europea, neanche lontana parente di quella di Spagna, Germania, Gran Bretagna o Francia. Il primo atto di Nicolas Sarkozy, appena eletto nuovo presidente della Repubblica francese, nel giorno del suo insediamento, è stato di rendere omaggio ai giovani resistenti trucidati a Parigi dalla Gestapo e dai collaborazionisti. Impensabile, qui da noi, per un Berlusconi o un Fini.



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