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Strage, luci accese sui servizi e spunta il misterioso Anello
La struttura clandestina avrebbe avuto un ruolo anche nell'attentato del 28 maggio 1974
Davide Bacca - Il Brescia - 01/12/2008
«Sullo sfondo di questo processo ci sono i servizi segreti. Italiani e americani». Ha subito puntato i riflettori sull'impasto tra eversione nera e apparati dello Stato Roberto Di Martino, il sostituto procuratore che, dal 1993, porta avanti l'ultima indagine sulla strage di piazza della Loggia per la quale sono imputati gli ordinovisti veneti Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, MaurizioTramonte, l'allora capitano dei carabinieri di Brescia Francesco Delfino, il suo informatore Gianni Maifredi e l'ex segretario del Msi Pino Rauti. Il 25 novembre, nell'aula della corte d'assise presieduta da Enrico Fischetti, dove nessuno degli imputati si è presentato,è iniziato il nuovo processo. Un processo che i pm hanno subito imbastito tracciando una fitta rete di relazioni con i protagonisti e gli avvenimenti del quinquennio 69-74, insistendo sulla necessità di ricostruire l'ambiente politico in cui sarebbe maturata la strage. Vale a dire i rimandi al nazismo (più che al fascismo), l'ideologia stragista, il progetto golpista. Una cornice dove l'attentato alla sicurezza dello Stato - ha spiegato il pm Francesco Piantoni - doveva suscitare paure in grado di alimentare una domanda d'ordine e una svolta autoritaria. «Il reato contestato » ha continuato «non la semplice strage, ma la strage politica. Per questo è necessario ricostruire questa storia non limitandoci ai fatti di Brescia». Ecco allora la necessità di riprendere in mano l'istruttoria sul Mar di Fumagalli (dove emerge la figura di Maifredi, infiltrato da Delfino) ma anche il ruolo di potenziali imputati (ormai morti) come Carlo Digilio, ordinovista e agente della Cia. «Solo nella prima pagina dell'elenco dei testimoni» ha spiegato Di Martino «la parola Cia compare 6, 7 volte. In questo processo i servizi giocano un ruolo importante. Tutti gli imputati vi hanno avuto a che fare ». Il pm ha disegnato una ragnatela che va dall’Aginter Press alla P2 passando per la 'ndrangheta. Ma soprattutto ha annunciato la volontà di approfondire il ruolo di “ Anello”, un servizio segreto parallelo, alle dipendenze della presidenza del Consiglio. Agenti di questa misteriosa struttura, chiamata anche “Noto Servizio”, si sarebbero per esempio mossi per liberare Moro o nella fuga di Kappler dal Celio. “Anello”, secondo l'accusa, avrebbe avuto il suo arsenale in una caserma dei carabinieri di Milano e l'allora capitano Delfino sarebbe stato in collegamento con la struttura attraverso Giancarlo Esposti, neofascista ucciso a Pian del Rascino. «Sono elementi che dicono della compatibilità di Delfino con il suo ruolo nella strage» ha detto Di Martino. Infine i pm hanno chiesto due perizie: una sulle schegge dell'ordigno recuperate dai corpi delle vittime, l'altra su una foto scattata poco dopo lo scoppio (rinvenuta due mesi fa) dove compare una persona che potrebbe essere Tramonte. L'udienza si era aperta con la discussione di alcune eccezioni. E qui vi è stato un piccolo colpo di scena: dal 29 giugno Tramonte è infatti in carcere, a Matera (per fatti che nulla hanno a che vedere con la strage). Quindi non ha ricevuto la notifica di giudizio recapitata al suo domicilio bresciano, in via San Faustino. Il legale di Delfino ha invece contestato la genericità del capo d'imputazione del suo assistito. Eccezioni che la corte ha però respinto.
Pubblichiamo il testo integrale della perizia effettuata dal professor Aldo Giannuli sul servizio segreto parallelo “Anello”.
perizia
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