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Pugni e insulti alla Camera durante la discussione del Ddl Meloni
Dopo la rissa in aula sul ddl promosso dal ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni pubblichiamo un contributo di Elia Rosati sulle cosiddette "comunità giovanili"
Redazione - AGI - 07/07/2010
Rissa in aula alla Camera: la presidente Rosy Bindi e' stata costretta a sospendere la seduta. A far scoppiare la bagarre e' stato l'intervento di Francesco Barbato, dell'Idv, che aveva criticato i criteri di finanziamento alle comunita' giovanili stabiliti dal disegno di legge del ministro Giorgia Meloni.
A quel punto contro il deputato - a quanto riferito da diversi deputati- si e' scagliata Barbara Saltamartini del Pdl insieme con altre colleghe. Subito sono scattati i commessi a tentare di separare i contendenti, ma c'e' stata molta confusione e Barbato ha avuto la peggio. "E' stato colpito da un pugno al volto", ha poi riferito il capogruppo dell'Idv Masimo Donadi.
La seduta e' ripresa dopo una decina di minuti, ma diversi commessi sono stati schierati a proteggere Barbato. La Bindi ha stigmatizzato l'accaduto. "Non intendo dare la parola a nessuno che intenda intervenire su quanto accaduto, che e' molto grave", ha detto, "rinvio ogni considerazione a una riunione di presidenza e alla capigruppo". Una richiesta di approfondimento dell'incidente e' arrivata anche da Donadi. "Chiedo a Fini di acquisire le registrazioni interne all'aula e di convocare l'ufficio di presidenza perche' dovranno essere adottati provvedimenti di natura disciplinare", ha detto nel suo intervento. "E' stato uno spettacolo indecoroso che poteva essere evitato", ha commentato dal canto suo il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni all'uscita dall'aula.
Cosa sono le "comunità giovanili" e cosa prevede il decreto.
Un contributo di Elia Rosati
Riproposto da due anni, sempre alle porte dell'estate, il 28 Giugno è
arrivato nuovamente in discussione alla Camera il “Disegno di legge per il
riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili”.
Pallino del Ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, questa volta il
Ddl porta la firma, ben più influente, di altri due ministri: Raffaele
Fitto, Rapporti con le Regioni, ma soprattutto Giulio Tremonti, Economia.
In estrema sintesi la proposta prevede un sostanzioso sostegno
economico a strutture associative giovanili di under 35, definite “comunità”, che attuino sul territorio nazionale progetti di aggregazione sociale, culturale, sportiva o di educazione alla legalità, specie nelle periferie; unici vincoli: no al consumo di stupefacenti, no alla “promozione o esercizio di attività illegali”e un incentivare “stili di vita che attengono ad una società sana”.
Ragguardevole il finanziamento, da indiscrezioni ben 18 milioni di euro,
contro i 5, budget rispettivamente del 2009 e del 2008: non male in
tempi di manovre economiche d'emergenza e austerity!
Un elemento importante del Ddl 2010 è però: il finanziamento al
“recupero, riadattamento, sistemazione di edifici e di strutture pubbliche e
private con vincolo di destinazione d'uso a sede di comunità giovanili”; unico vero depositario di ogni scelta e naturalmente gestore della cassa un
onnipotente e ovviamente di stretta nomina ministeriale “Osservatorio Nazionale sulle Comunità Giovanili”che dovrà redigere un bollettino biennale.
Dopo due anni di scarsa applicazione, potrebbe quasi sembrare
l'ennesimo progetto spot targato Pdl se non si tenesse conto dell'importanza politico-culturale che la destra italiana da decenni attribuisce a questo tema: non è un caso infatti che la Meloni, nella conferenza stampa di questo lunedì con Giovanardi, abbia citato come ispiratore morale di questo decreto legge, Paolo Di Nella, il militante missino morto in uno scontro a Roma nel 1983. Un ricordo sicuramente non casuale, si tratta infatti di una figura molto simbolica per il vecchio zoccolo duro rautiano del Fronte della Gioventù, quello di Alemanno per intenderci, che era stato il più recettivo, in ambito neofascista, dal punto di vista dell'attenzione alla socialità e all'underground culturale giovanile.
Anche se, va detto, la riproposizione di queste suggestioni oggi ha
sicuramente delle differenze con quello che era stato , a metà anni
Ottanta, un tentativo fascista di rispondere ad una nascente aggregazione
politica di estrema sinistra legata ai primi centri sociali; nella proposta
Meloni c'è più l'idea di intercettare il mondo giovanile veicolando i propri
messaggi dall'alto, cavalcando più il senso “patriottardo” comune in una idea di aggregati associativi che non esprimano conflitto sociale, ma che
anzi costituiscano una alternativa “sana” all'autogestione dal basso di
sinistra. Si aggiunga a questo che la base giovanile dell'ex-An in questi anni è diventata particolarmente liquida tanto da includere personaggi di
tendenze ben più radicali che hanno prodotto una vera e propria effervescenza identitaria consolidatasi anche in luoghi di aggregazione in tutto e per tutto figli o debitori dell'esperienza di Casa Pound, come il romano Foro 753, la fiorentina CasaAggì, o anche la rete nazionale dei Circoli della Nuova Italia, senza contare la vera esperienza pilota di questo tipo in casa An cioè la Comunità Militante di Busto Arsizio, da cui questo ddl prende il nome.
La costante fraterna dialettica proprio di Casa Pound col permeabile e variegato universo delle componenti giovanili del Pdl, da poco ribattezzatasi Giovane Italia, crea poi ulteriori perplessità sull'applicazione di questo legge, visto e considerato il rapporto privilegiato che alcuni membri del direttivo del gruppo di Gianluca Iannone hanno proprio con il ministro Meloni, anche per una lunga militanza comune nel vecchio Fronte della Gioventù del quartiere romano della Garbatella.
Elia Rosati
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